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Ascoli e Fermo

ascoli_2L’itinerario, di circa 70 Km, tocca le due più importanti mete storico-monumentali del Piceno: le città d’arte di Ascoli Piceno e Fermo. Collocata su un’area sopraelevata pianeggiante alla confluenza dei fiumi Tronto e Castellano,Ascoli Piceno è una città straordinaria.
Il padre dell’esistenzialismo, Jean-Paul Sartre, scrisse che una passeggiata per le strade della città vecchia ascolana è come lo sfogliare a caso un volume di storia dell’arte e avere la fortuna di incontrare le illustrazioni più rappresentative e espressive dei vari periodi dell’arte italiana.
Ascoli Piceno, vicina al Mare Adriatico, è circondata per tre lati dal Monte dell’Ascensione, il Colle San Marco e la Montagna dei Fiori. La Via Salaria valica la catena appenninica e la collega a Roma, attraversando il territorio di due Parchi Nazionali, quello dei Monti Sibilini e quello dei Monti della Laga. La nascita di Ascoli è avvolta nelle nebbie del tempo. Un racconto leggendario vuole che il primo nucleo sia nato per iniziativa di Aesis, re dei Pelasgi; probabilmente, seguendo un’antica tradizione italica, la città fu fondata da un gruppo di Sabini guidati da un picchio, uccello sacro a Marte, che si sarebbero fusi con popolazioni autoctone, dando origine ai Piceni, di cui Ascoli divenne il centro principale. L’importanza del centro era dovuta alla Salaria, via strategica e militare, legata al commercio del sale, bene prezioso necessario alla conservazione di cibi. Nel III sec.a. C., Ascoli era colonia romana e importante centro commerciale; dopo una storia travagliata, legata al carattere indomito dei suoi abitanti, fu inglobata in maniera definitiva dal processo di romanizzazione, divenendo capitale della V Regio di Augusto e, successivamente (III sec.), del Picenum Suburbicarium. Durante il periodo imperiale la città fu arricchita con importanti monumenti, quali la Porta Gemina, ingresso monumentale alla città sulla via Salaria, il Ponte augusteo sul Tronto, uno dei pochi ancora in funzione dopo 2000 anni, il Teatro e l’Anfiteatro. Alla caduta dell’Impero Romano, con l’invasione dei Longobardi ebbe inizio la dominazione del Ducato di Spoleto, durata due secoli, alla quale seguì quella dei Franchi, scesi in Italia al seguito di Carlo Magno e, successivamente, il potere dei vescovi-conti. Libero comune dal 1183, fu saccheggiata e parzialmente distrutta dalle armate imperiali di Federico II. Nel XIV sec. vide la signoria di Galeotto Malatesta di Rimini e, nel XV sec., quella di Francesco Sforza. Nel 1482 la tirannia fu abbattuta ma Ascoli fu costretta a riconoscere la sovranità della Chiesa. Nel 1860 la città viene annessa al Regno d’Italia, del quale segue le vicende. Nel settembre del 1943, Ascoli Piceno è una delle prime città d’Italia a ribellarsi alla dominazione tedesca; la lotta gli valse la Medaglia d’oro al Valor Militare per attività partigiana. Parte del territorio provinciale è stato rivendicato per oltre un secolo dalla vicina e storica rivale Fermo, che aveva perso il capoluogo a seguito dell’Unità d’Italia.

ascoli_3Uno dei caratteri distintivi di Ascoli Piceno è l’uso, per duemila anni e senza interruzione, della pietra locale, il travertino, per la maggior parte delle costruzioni, dalle abitazioni più semplici ai palazzi del potere, dalle chiese alle pavimentazioni delle piazze: il centro storico deve il suo aspetto così armonico e compatto proprio a questa caratteristica. Si può affermare che il travertino ha accompagnato lo scorrere della storia e dei diversi stili architettonici, costruendo il tessuto urbano della città e rendendola irripetibile. Già nel Medioevo e nel periodo rinascimentale, le botteghe dei magistri de preta costituivano una realtà economica importante dell’economia (e dell’arte) cittadina. La storia di Ascoli si legge passeggiando tra le sue vie e le sue piazze, perchè la città offre un numero elevatissimo di memorie storico-architettoniche. Tra i must c’è Piazza del Popolo, salotto della città, set cinematografico, storico luogo di aggregazione e punto di riferimento per gli ascolani e per i visitatori. La Piazza, circondata su tre lati da un loggiato con 59 archi, è una delle più belle d’Italia, un caleidoscopio di emozioni per il turista che la vede per la prima volta, Sulla piazza, già foro della città romana, insistono simboli civili (il cinquecentesco Palazzo dei Capitani del Popolo), religiosi (la splendida basilica di S. Francesco) e mondani (lo storico Caffè Meletti). Un altro complesso monumentale è Piazza Arringo, dove si affacciano i palazzi del potere civile (l’antico Palazzo Comunale) e religioso (la cattedrale monumentale di Sant’Emidio, con la facciata disegnata da Cola dell’Amatrice nel ‘500) e il Battistero ottagonale di San Giovanni. Sulla Piazza si affacciano le sale della ricchissima Pinacoteca civica e dei Musei Archeologico e Diocesano.

Sul lato orientale della città, alto sulle rive del torrente Castellano, si erge il Forte Malatesta, simbolo della tirannia di Galeotto Malatesta; alla base, il Ponte romano, detto di Cecco. A dispetto della sua vera origine, una leggenda lo vuole costruito in una sola notte dal poeta Francesco Stabili, Cecco d’Ascoli, con l’aiuto del diavolo. Altro monumento che ricorda la romanità è Porta Gemina, l’ingresso monumentale alla città per chi proveniva da Roma seguendo la Via Salaria; la porta a doppio fornice, svolse le sue funzioni per oltre mille anni. Tra i monumenti moderni, l’ottocentesco, neoclassico Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, dedicato all’ascolano vincitore dei Parti, è uno dei quindici teatri storici della provincia di Ascoli Piceno (63 nelle Marche).
Ascoli Piceno conserva angoli suggestivi dove il tempo sembra essersi fermato: è il mondo dellerue, strette vie selciate, tra le case antiche. Chi vuole rivivere l’atmosfera dell’Età comunale deve percorrere queste stradine o la romantica via delle Stelle, incantevole percorso ancora lastricato con le selci originali che quasi ininterrottamente costeggia le mura esterne di Ascoli (gli ascolani dicono Rrete li merghie che, nel colorito dialetto locale, vuol dire Dietro i merli, a ricordare la merlatura del muro di cinta della città medievale).

Come per Ascoli, la storia di Fermo si legge nelle strade, nelle piazze, nei palazzi che si incontrano passeggiando tra le sue vie. La città, vicinissima alla costa adriatica, sorge alle pendici del colle Sabulo, dominato dal Girfalco e dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il colle risulta abitato fin dall’Età del Bronzo e, successivamente, si sviluppò nel contesto della civiltà picena. Notevoli le cosiddette Mura megalitiche (IX sec.a. C.). La fondazione vera e propria è dovuta ai Sabini; più tardi, ebbe dignità di colonia (264 a. C.) dai Romani per controllare la ribelle Asculum: probabilmente la rivalità con la città picena inizia proprio allora. Fedelissima a Roma (Firmum firma Romanorum colonia, recita il cartiglio dello scudo comunale), fu a suo fianco nel corso della seconda guerra punica (209 a.c.) ed ottenne la piena cittadinanza romana (Municipio optimo jure). A testimonianza di questo periodo rimangono lecisterne o piscine epuratorie, serbatoi di raccolta dell’acqua a servizio della città, tuttora visitabili e in parte adibite a Museo Archeologico. Nel Medioevo era la più grande città delle Marche e capoluogo della Marchia Firmana, costituita dai Franchi, che arrivava fino all’attuale Vasto, in Abruzzo.
Nel Medioevo venne costruita (XIII-XIV sec.), sul Colle del Girfalco, la bella cattedrale in pietra d’Istria, dedicata a Santa Maria Assunta, e che presenta, sulla facciata, un magnifico portale e un elegante rosone.
Nel periodo della dominazione sveva il comune acquisì giurisdizione su diversi castelli del comprensorio ed ebbe un notevole sviluppo demografico ed urbanistico. Seguì una fase di forte espansione, legata agli accordi commerciali con Venezia e la Dalmazia. Libero comune dal 1199, nel XIII sec. ebbe continui contrasti con la città rivale, Ascoli. Fermo fu riconosciuta, con le Costituzioni Egidiane del 1357, come civitas magna ed ebbe in assegnazione sessanta castelli; in seguito a ciò, furono eseguiti imponenti lavori di fortificazione delle strutture portuali e cittadine. Nel XV sec., durante la signoria sforzesca, vennero compiuti grandi lavori urbanistici. Nel XVI sec., Papa Sisto V creò la sede arcivescovile fermana, aumentando il prestigio e l’importanza della città. Nel ‘600, grazie alle cospicue donazioni del Cardinale Decio Azzolino, si costituì la Biblioteca, una delle più importanti della Regione. Nel ‘700 e nell’800 la città subì sostanziali modifiche urbanistiche che ne razionalizzarono l’assetto. Nel periodo napoleonico, fu capoluogo del Dipartimento del Tronto ed ebbe soggetti centri importanti quali Ascoli Piceno e Camerino. Nel 1861, con la costituzione del Regno d’Italia, Fermo perse la titolarità della provincia che fu assegnata ad Ascoli.

ascoli_4Se Ascoli Piceno può essere definita la “città della pietra”, Fermo è la “città del mattone”: i suoi edifici sono costruiti, infatti, con laterizi, caratteristica comune ai centri adriatici. Il centro storico di Fermo ha un aspetto uniforme, con strade strette e ripide che scendono a raggiera dalla Piazza principale verso le belle chiese e la base del Colle su cui sorge la città. Lo sviluppo edilizio ha interessato quartieri periferici non intaccando, così, l’omogeneità formale dell’abitato.
Il centro della città è la Piazza del Popolo, costruita sotto al Colle Sabulo. La topografia dello slargo ne rivela l’origine medievale, anche se la sistemazione definitiva è del XV sec., sotto la signoria di Francesco Sforza.
Sulla Piazza prospetta il Palazzo dei Priori, affiancato del Palazzo del Vescovo, al quale è collegato da portici con archi a tutto sesto. L’edificio ha due scalinate che conducono alla loggia d’ingresso, dominata dalla statua bronzea di Sisto V. Il Palazzo del Governatore e dei Delegati pontifici è di epoca rinascimentale ed ha un bel portale che crea un passaggio tra la Piazza e uno dei quartieri della città. Il cosiddetto Palazzo degli Studi, antica sede dell’Università è stato restaurato di recente ed ospita la Biblioteca, fra le prime dieci d’Italia. Lo storico Teatro dell’Aquila è uno dei più grandi delle Marche, con un palcoscenico di 350 mq e un’acustica perfetta. Inaugurato nel 1791, è stato restaurato e riaperto di recente. Sul corso principale del centro storico prospettano diversi palazzi nobiliari, costruttivamente e stilisticamente omogenei. Tra le chiese, quella di San Zenone (XII sec.), dal magnifico portale, l’oratorio di Santa Monica e San Francesco, in stile gotico.